Da spettatori a co-creatori di esperienze.
15 LUGLIO 2021

Quando comunichiamo attraverso contenuti audio-visivi, multimediali e interattivi, andiamo ad agire attivamente sui sensi e i ricettori del cervello dei nostri fruitori, questo è palese.
Quindi, se vogliamo essere efficaci nella nostra comunicazione dobbiamo chiederci:
Come agisce la tecnologia sulla nostra psiche?
Perchè si sta andando sempre di più verso la creazione di esperienze immersive e installazioni interattive?

Ne abbiamo parlato con Laura Fasano (@tecnolaura), una tech blogger e content creator di formazione psicologica.
Abbiamo invitato Laura in studio e mentre giocavamo con le nostre installazioni, abbiamo fatto piacevoli chiacchierate e riflessioni sull’interattività, l’arte generativa e sull’importanza della psicologia applicata alla progettazione di un contenuto multimediale.
Sui social e sul suo blog Benessere Tecnologico, Laura, condivide spunti di smart lifestyle, racconta le ultime novità dal mondo dell'innovazione e parla di come gli strumenti digitali e tecnologici stiano cambiando la nostra vita.
Ora lasciamo la parola a Laura Fasano ;-)

Interazione uomo-tecnologia
Se prima eravamo fruitori passivi di contenuti che stimolavano i nostri sensi (soprattutto vista e udito), oggi siamo sempre più coinvolti, in prima persona, in vere e proprie esperienze di interazione tra uomo e macchina, tra persona e strumento multimediale.
Grazie allo sviluppo tecnologico e alla nascita di professioni ibride, a cavallo tra il mondo tecnico e quello creativo, oggi quando ci troviamo di fronte ad un oggetto, un dispositivo, un pannello o uno schermo possiamo parlargli, toccarlo, vederlo e percepirlo, ricevendo indietro feedback, risposte e cambiamenti nell’ambiente che ci circonda.
"I nuovi media sono interattivi. Diversamente dai vecchi media, in cui l'ordine di rappresentazione è fisso, oggi l'utente può interagire con un oggetto mediale. Grazie all'interazione l'utente può scegliere gli elementi da visualizzare o i percorsi da seguire, generando così un output personalizzato. In questo modo l'utente diventa anche coautore dell'opera.”
- Lev Manovich -
Senso di presenza
In psicologia, il fattore che rende un’esperienza più o meno immersiva e coinvolgente viene definito “senso di presenza”. La sensazione di esserci, di essere davvero in un ambiente (anche se virtuale) aumenta con la possibilità di agire sullo stesso ed interagire con ciò che ci circonda.
Lo psicologo Albert Bandura, noto per l’impatto dei suoi studi sulla teoria sociale cognitiva, ha definito il concetto di human agency (agentività) come facoltà di far accadere le cose, di intervenire sulla realtà e di esercitare un potere causale. L’agentività, legata alla facoltà di generare azioni mirate a determinati scopi, è uno dei fattori che distingue l’esperienza passiva di fruizione da quella attiva e influisce sull’apprendimento e sulla memoria.
Maggiori sono le possibilità di azione ed interazione con l’ambiente e con la tecnologia, maggiore sarà l’impatto sulla persona.

Gamification
A rendere l’esperienza ancora più interattiva e coinvolgente vengono utilizzate anche dinamiche di gioco (gamification) in grado di veicolare messaggi, promuovere un determinato comportamento dell'utente, motivando all’azione e ricompensando quando viene raggiunto un obiettivo. La gamification prevede l’inserimento di dinamiche ludiche come la competizione, la score keeping, il conseguimento di obiettivi, la possibilità di ottenere premi e la collaborazione.
L’uomo agisce sulla tecnologia e quest’ultima risponde con feedback e cambiamenti: da fruitore dell’opera si diventa attore e, in un certo senso, co-autore di un percorso.
In questo caso possono essere utilizzate dinamiche di gaming o installazioni interattive con audio, video, touch tocco, kinect, sensori… strumenti in grado di coinvolgere più sensi contemporaneamente e la percezione di spazio e movimento.
Interazione incarnata
Si definisce interazione incarnata (embodied interaction) l’uso della corporeità per facilitare l’interazione uomo-computer rendendo quest’ultima il più possibile simile a quella che abbiamo in un ambiente reale.
Da questa idea nascono quindi installazioni interattive come Ouch! di WOA Creative Company che, a seconda degli urti e del contatto con la superficie sensibile, genera differenti risposte visive (ad esempio, la pallina viene lanciata vicino all’occhio, la riproduzione digitale del volto chiude gli oggi occhi simulando una reazione di fastidio proprio nella posizione coinvolta).

Il fruitore dell’arte interattiva acquisisce un bagaglio di esperienze che modifica, secondo Hans Robert Jauss (1921-1997), i suoi orizzonti di attesa. Avviene dunque un mutamento nel modo in cui il fruitore si avvicina ai prodotti artistici. Per questo, anche visitando un museo di arte classica, si arriva oggi ad avere l’aspettativa di poter interagire e personalizzare la propria esperienza.
Se l’interazione è progettata accuratamente, in modo da risultare il più naturale e spontanea possibile, la tecnologia delle installazioni interattive può catturare l’attenzione degli utilizzatori di ogni età. Un’interazione vincente quasi non ha bisogno di essere spiegata, nè raccontata, bensì guida l’utente e ne direziona i comportamenti in un percorso di feedback tra uomo e macchina (ecco un esempio di Interactive Led Floor che rileva il passaggio delle persone e muove l’acqua di conseguenza).
Interrealtà
Un aspetto che trovo molto interessante riguarda la necessità di andare oltre il “semplice” inserimento di strumenti digitali in un’esperienza al fine di renderla innovativa.
In realtà questo non basta: servono nuovi metodi di progettazione e ricerca che toccano ambiti tecnici, psicologici, di design e artistici.
Lo sviluppo tecnologico ha infatti portato a nuove forme di contaminazione tra tecnologia e arte in cui l’una esalta l’altra, generando filoni artistici come quello dell’arte interattiva (che vede l’utente interagire con le opere d’arte grazie all’utilizzo di strumenti tecnologici) e dell’arte generativa (in cui sistemi autonomi, come l’intelligenza artificiale elaborano dati creando nuove creazioni inedite).
Guarda i nostri progetti interattivi!

In conclusione all’intervento di Laura vi lasciamo con alcune domande:
Che ruolo potrebbe avere nel tuo business la psicologia e la neuroscienza?
Che impatto avrebbe un’installazione interattiva sul tuo business?
Fateci sapere cosa ne pensate! SCRIVICI
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Alla prossima!
Davide Asker
PS: con Laura siamo andati a vedere la mostra d’arte generativa di Refik Anadol al Meet Cultural Digital Center, ve la consigliamo! Abbiamo fatto una breve guida su Instagram -> Renaissance Dreams, La Magia Di Refik Anadol
PPS: se anche tu vuoi collaborare alla prossima newsletter fatti avanti!
